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Giovinazzo






giovinazzo 1Da un lato l’azzurro del mare che la lambisce, dall’altro una distesa di ulivi secolari dai quali si produce un ottimo olio. Si presenta così Giovinazzo, ridente cittadina a una manciata di chilometri da Bari. La sua non è una bellezza sfrontata ma deliziosamente svelata.

Non grida, come le tipiche città di mare, ma sussurra. Ha in sé la forza del maestrale ma anche la riservatezza della campagna, un dualismo che si sprigiona anche dall’humus dei suoi circa 20mila abitanti. Il toponimo medievale Juvenatium rimanda alla romana Natiolum e alle mura rinnovate da Nerva Traiano nel II sec. D. C. . Le mura attuali, del XV sec., rimaneggiate nei secoli XIX e XX, cingono in parte il nucleo storico della città.

Il borgo antico è uno dei meglio conservati non solo della Puglia. Al suo interno si può ammirare la Cattedrale duecentesca, in tipico stile romanico-pugliese con il suo celebre rosone e la cripta del 1150. Il tempio conserva l’antica icona bizantina della Madonna di Corsignano, protettrice della città. In prossimità della Cattedrale, si nota il seicentesco Palazzo Ducale voluto dalla famiglia Giudice, ultimi feudatari della città. Ma tra i bianchi vicoli del borgo è tutto un susseguirsi di chiese, da quella barocca di S. Maria di Costantinopoli a quella singolare dello Spirito Santo, caratterizzata dalla sua copertura a cupolette di trullo, fino ad arrivare alla più piccola, la chiesa di San Lorenzo consacrata nel 1305. E tra ariose piazzette, vicoli e archi del borgo medievale si stagliano anche storiche e affascinanti dimore: la sontuosa corte de Ritiis, il rinascimentale Palazzo Saraceno, l’alto-medievale Palazzo Spinelli- Sagarriga, in cui visse il giovinazzese Matteo Spinelli, duecentesco cronista in prosa volgare del Regno di Napoli. Nelle campagne che la circondano, ricoperte perlopiù da uliveti, ci si imbatte in torri, ville, masserie fortificate e chiesette del I° millennio. Ma chi arriva a Giovinazzo non può perdersi anche le grandiose chiese settecentesche di S. Agostino e S. Domenico. Imperdibile in quest’ultima il preziosissimo dipinto raffigurante ‘San Felice in cattedra’ del 1542, opera del grande artista veneto Lorenzo Lotto, tra i principali esponenti del Rinascimento veneziano del primo ‘500. La chiesa si affaccia sulla sconfinata piazza Vittorio Emanuele II cinta da eleganti palazzi ottocenteschi, la cui caratteristica sono le tipiche persiane verdi e le colonne neoclassiche che adornano le facciate, e dal grandioso ex Istituto Vittorio Emanuele II, già settecentesco monastero e imponente fabbrica. Oggi, l’Amministrazione comunale di Giovinazzo, guidata dal sindaco Tommaso Depalma, continua a puntare sulla salvaguardia dell’integrità storica e sulla tutela del borgo antico rilanciandone la sua immagine anche attraverso grandi opere di urbanistica. Nell’ultimo quinquennio sono stati rifatti i due Lungomari, di Ponente e di Levante. Quest’ultimo, peraltro, ha ottenuto il prestigioso ‘Premio Urbanistica 2016’ che si svolge alla Triennale di Milano. Il premio è stato conferito sulla base delle preferenze espresse dai partecipanti ad ‘Urbanpromo’ e sulla valutazione di una giuria composta dai più qualificati docenti delle Università di Architettura Urbanistica italiane. Un riconoscimento straordinario per l‘eccezionale livello qualitativo dell’opera e, più in generale, per l’interesse da parte dell’Amministrazione su temi come la rigenerazione urbana e la valorizzazione turistica di Giovinazzo. Una visione che il sindaco Depalma ha definito “Giusta, corretta e moderna, pensata e realizzata per la nostra città”.giovinazzo 3

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